
La terzietà e l'indipendenza degli organi statutari del CNR dovrebbero essere valori intoccabili. Lo Statuto prevede procedure complesse per garantirle, soprattutto nella nomina del Consiglio Scientifico. Sulla carta, tutto perfetto.
Poi arriva la realtà.
Il neonominato Consiglio Scientifico del CNR, presieduto da Andrea Lenzi, annovera tra i membri le professoresse Antiochia, Di Baldassarre e Squilini. Nomi che tornano - guarda caso - anche nel CNBBSV (Comitato Nazionale per la Biosicurezza, le Biotecnologie e le Scienze della Vita, presieduto dallo stesso Lenzi.
Ma non finisce qui. Quando si è trattato di nominare la commissione per la selezione del direttore del Dipartimento di Scienze BioMediche, chi compare? Esatto: Squilini (presidente), Antiochia e Di Baldassarre.
Stesso presidente, stessi nomi, diversi cappelli istituzionali. Una rotazione che più che garantire indipendenza e terzietà sembra fotografare un circolo ristretto.
Verrebbe da recuperare quella frase che Andreotti attribuiva a Pio XI: "A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si indovina". Peccato che in un ente pubblico di ricerca non dovremmo essere costretti a indovinare.