Candidatura di Vito Mocella al Consiglio Scientifico

 

Care Colleghe, cari Colleghi,

"There's a time when the operation of the machine becomes so odious, makes you so sick at heart, that you can't take part!” (Mario Savio, Berkeley, 2 dicembre 1964)

 

Perché mi ricandido?

Il 2 dicembre – proprio sessantuno anni dopo quelle parole – votiamo per il Consiglio Scientifico in un momento tutt'altro che ordinario per il CNR e il richiamo alla necessità di non essere complici di un ingranaggio che ha perso senso è tangibilmente attuale.

Negli ultimi quattro anni il CS è tornato visibile e utile: la Rete sa che esiste, che è un organo capace di incidere. Nessun avanzamento, tuttavia, è permanente e il rischio di una  regressione su diversi aspetti è sempre presente. Dobbiamo consolidare i risultati e fare passi ulteriori, perché il CS continui a essere autorevole e indipendente, e perché al suo interno la componente elettiva abbia una voce forte a tutela di tutti noi e nel miglior interesse del CNR.

L’annuncio di una riorganizzazione calata dall'alto, senza consultazione della Rete, in assenza di quella valutazione degli istituti che è prevista dallo Statuto ma manca da dieci anni nonostante le proposte dell’attuale CS, non può che rendere fondamentale e critico il ruolo del prossimo CS. 

Le voci indefinite sulla riforma – da me già preannunciata nel programma scritto un mese fa – sono il riverbero dell'assenza di trasparenza e di rappresentanza sostanziale. È in questa opacità che si inseriscono operazioni verticistiche: riorganizzazioni senza criteri scientifici, accorpamenti decisi fuori dal CNR, dati elaborati con strumenti di AI su criteri mai definiti dall'organo preposto. Non solo, la riorganizzazione si inquadra in una logica governativa più ampia: la ridefinizione delle attività di vigilanza ministeriale sugli enti di ricerca, che include il coordinamento strategico delle policy e spinge verso approcci che la ricerca pubblica non può accettare senza interrogarsi. Il CS può e saprà dire no quando necessario, difendendo l'autonomia e il valore morale della ricerca, ma questo dipenderà dalla decisione, libertà, esperienza e prestigio scientifico delle persone che ne faranno parte, compresi e soprattutto i membri eletti. 

Il CS che eleggeremo il 2 dicembre – completato poi con 7 membri nominati su indicazione di accademie – secondo lo statuto dovrà esprimersi su ogni elemento della riorganizzazione. È lì che la Rete potrà meglio portare le proprie istanze, il luogo elettivo per far sentire la voce di chi fa ricerca.

L’autonomia del CNR che voglio difendere è il prerequisito per affrontare ogni elemento della crisi in cui ci troviamo: progressioni di carriera bloccate, precariato strutturale, assenza di reale programmazione dell’arruolamento, impossibilità di reclutare internazionalmente, sottofinanziamento, iper-regolazione ed eccesso di burocrazia in ogni possibile procedura. Senza autonomia, la governance diviene verticistica e arbitraria, decide senza ascoltare, riorganizza senza valutare, impone senza confrontarsi. Senza autonomia reale, rischiamo anche di perdere le risorse post-PNRR a beneficio di élite ristrette in logiche top-down.

Il mio impegno, da sempre, è quello di coinvolgere la Rete in ogni sua parte – Consigli di Istituto, CSD, comunità scientifica – attraverso consultazioni bidirezionali, la Consulta degli eletti, …. Per l’articolazione della mia proposta rimando al programma allegatoPDF version.

Ma al di là di quello che si vuole fare – e su molti obiettivi c'è convergenza fra candidati – la differenza sta nel come gli obiettivi si perseguono, nella concretezza (e nel coraggio) dell’azione, che voi sapete non mi è mai mancata. Il lavoro del CS si svolge in un’assemblea formale, con sedute precise e decisioni da prendere. Occorrono persone capaci di intervenire in modo pertinente, che conoscano Statuto e Regolamenti, dialoghino alla pari con i membri esterni di alto profilo scientifico nominati dalle accademie, e non abbiano timore di dissentire rappresentando la Rete sul serio, senza riserve. Figure capaci di posizioni scomode, senza timori reverenziali, senza temere ritorsioni – ahimè non infrequenti.

Porto con me una qualificazione scientifica internazionale, un’esperienza consolidata in sedi collegiali del CNR, la conoscenza profonda delle norme. Ho messo la faccia su posizioni difficili quando serviva – dall'opposizione a provvedimenti ingiusti alla difesa di posizioni eticamente necessarie ma scomode – e continuerò a farlo. 

Trasparenza senza sconti, centralità della Rete, autonomia del CS, tutela della multidisciplinarità: su questi punti mi impegno con chiarezza. Chiedo la vostra fiducia per completare il lavoro avviato, affinché il Consiglio Scientifico si rafforzi ulteriormente nella sua interlocuzione con i vertici. E ho molta fiducia che questo possa accadere.

Un caro saluto,

Vito Mocella 

 

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