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UIL - PA - Mar, 14/07/2020 - 09:13


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Decreto Direttoriale 1284 del 28 novembre 2017- Unità costi standard ITS

FLC CGIL - Mer, 28/11/2018 - 12:36
Decreto Direttoriale 1284 del 28 novembre 2017- Unità costi standard ITS
Categorie: Sindacati

Sinopoli (FLC CGIL), ASL come attuata dalla 107 ha creato un maremoto nelle scuole

FLC CGIL - 19 min 5 sec fa

Lucio Ficara

Abbiamo voluto ascoltare il Segretario Nazionale della FLC CGIL Francesco Sinopoli riguardo le posizioni congressuali della CGIL su Alternanza Scuola Lavoro.

Quali sono i motivi per cui la Flc Cgil ha...

Categorie: Sindacati

Intel: non abbiamo ucciso il processo produttivo a 10 nanometri

Tom's Hardware Guide - 3 ore 1 min fa

“I resoconti dei media pubblicati oggi, secondo cui Intel sta terminando il lavoro sul processo a 10 nanometri, non sono veri. Stiamo facendo buoni progressi sui 10 nanometri. Le rese stanno migliorando in accordo alle tempistiche che abbiamo condiviso durante l’ultimo report finanziario”.

Con queste parole pubblicate su Twitter, per certi versi inattese visto che di prassi Intel non commenta le voci di corridoio, la casa di Santa Clara prende di petto quanto scritto da Charlie Demerjian su Semiaccurate, nell’articolo dal titolo emblematico “Intel kills off the 10nm process”. Una presa di posizione che arriva a pochi giorni dalla comunicazione dei risultati finanziari del trimestre, e che ha lo scopo di calmare le acque prima che si tramutino in un maremoto.

Intel si trova in un periodo di difficoltà, con una domanda di chip a 14 nanometri che supera di gran lunga la capacità produttiva. Per questo motivo i prezzi dei processori sono saliti a livelli stellari. Intel sta investendo 1 miliardo di dollari per ampliare la propria produzione.

È evidente che l’azienda non gradisca notizie che possano gettare ulteriori dubbi sul suo futuro, destabilizzando il titolo sui listini. Rimane da vedere se il processo a 10 nanometri che Intel afferma sarà usato per produrre in volumi nel corso del 2019 sarà lo stesso illustrato nel 2017, o se si tratterà di una versione riveduta al ribasso ma con lo stesso nome commerciale. Non resta che attendere.

E dire che Demerjian nel suo articolo parla di “fonti certe” e di “buona scelta” da parte di Intel. Premesse che lasciano spazio a una replica che non tarderà ad arrivare. Ne sapremo certamente di più tra pochi giorni, a margine dei risultati finanziari, anche in merito alle voci che vogliono l’azienda pronta a rinnovare il proprio settore produttivo, suddividendolo in tre parti.

Leggi anche: Intel, 7 miliardi di dollari per produrre chip a 7 nanometri

Da ricordare che Intel continua a non avere un amministratore delegato stabile dopo l’addio di Brian Krzanich. Bob Swan sta ricoprendo la carica ad interim, ma sono in molti in corsa per quella posizione, come illustrato in questo articolo. Il tutto mentre la rivale AMD si lecca i baffi, sia perché i prezzi alti delle CPU Intel dirottano gli utenti verso le sue proposte, sia perché tra pochi mesi dovrebbe immettere in commercio le prime CPU a 7 nanometri, prodotte dalla taiwanese TSMC.

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Categorie: Informatica

Oppo, risultati alterati nei benchmark: Find X rimosso da 3D Mark

Tom's Hardware Guide - 4 ore 12 min fa

Oppo, con i suoi Find X e F7, è al centro di un caso di alterazione dei  risultati ottenuti sulla famosa piattaforma di benchmark 3D Mark. UL, l’azienda che sviluppa il test, è infatti intervenuta ufficialmente rimuovendo i due smartphone dalla propria classifica. Un caso che si somma dunque a quelli che hanno visto come protagoniste altre aziende.

Attraverso un test approfondito, UL ha notato un comportamento anomalo da parte del Find X e dell’F7. I due smartphone Oppo infatti riuscivano a riconoscere l’applicazione 3D Mark nel momento in cui veniva avviata, convogliando su di essa tutte le risorse di sistema e violando il regolamento del benchmark. Il risultato erano punteggi molto più elevati rispetto a quando l’app è stata eseguita in forma privata, senza che potesse essere riconosciuta dai dispositivi dunque, come potete vedere nell’immagine contenuta nell’articolo.

Al momento della rimozione Find X era posizionato al quarto posto nel test 3D Mark Sling Shot Extreme. Parliamo di una discrepanza di risultati attorno al 41%, che ovviamente possono avere anche un impatto importante da un punto di vista marketing, visto che c’è una fetta di utenti, soprattutto tra gli appassionati, che guarda anche questi aspetti di uno smartphone.

Oppo è comunque intervenuta in merito, chiarendo che: “nel momento in cui rileviamo che l’utente sta eseguendo applicazioni come giochi o benchmark 3D – che dunque richiedono particolari prestazioni – consentiamo al SoC di funzionare a piena potenza per un’esperienza più fluida. Per le app sconosciute, vale il sistema di ottimizzazione predefinito che, nel momento in cui per 5-10 secondi lo schermo dello smartphone non viene toccato, limita le prestazioni al 70-80%. Stiamo comunque lavorando a un aggiornamento del sistema e ci sforziamo di andare incontro alle esigenze degli utenti, tenendo allo stesso tempo presenti i requisiti delle applicazioni stesse”.

Insomma, la questione dei benchmark in ambito smartphone continua a far discutere. Non è infatti la prima volta che si parla di risultati alterati, con casi che hanno coinvolto altre aziende. Probabilmente sarebbe il caso di imporre una sorta di regolamentazione internazionale o, in alternativa, restituire ai benchmark il loro valore, senza far dipendere la valutazione su di un dispositivo solo da questi numeri.

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Categorie: Informatica

Indicazioni del MIUR sulla gestione della vertenza dei diplomati magistrali

FLC CGIL - 4 ore 22 min fa

Lo scorso 17 ottobre con la nota 45988 il MIUR ha...

Categorie: Sindacati

Wind, più Giga per i clienti di altri Paesi che vivono in Italia

Tom's Hardware Guide - 4 ore 37 min fa

Wind ha rinnovato le offerte Call Your Country destinate ai clienti di altri Paesi che vivono in Italia, offrendo ancora più GB a parità di prezzo. Oltre a minuti, sms e Giga, queste offerte comprendono anche un servizio di assistenza dedicata in quattro lingue, disponibile chiamando il numero 155, e la possibilità di fare acquisti digitali su Apple Store e Google Play Store pagando con il credito telefonico per scaricare app, giochi, film, libri e numerosi altri contenuti. Nel costo sono inclusi infine anche i servizi di hotspot, di segreteria telefonica, di SMS e Chat no stop, che, una volta terminati i Giga, non blocca la navigazione, ma consente di continuare a utilizzare con semplicità i principali social network.

La prima si chiama Call Your Country Super ed è disponibile per tutti i clienti di altre nazionalità. La tariffa prevede 20 Giga di traffico dati, 500 minuti verso tutti i numeri fissi e mobili nazionali, minuti illimitati verso Wind, 250 minuti verso l’estero, di cui 100 verso le numerazioni fisse e mobili di 49 Paesi e fisse di Argentina, Costa Rica, Egitto, Marocco, Paraguay, Russia, Slovenia, Svizzera, Turchia e Venezuela, al costo di 10 euro al mese. I Giga a disposizione diventano 30 se si utilizza la funzionalità Easy Pay, scegliendo come metodo di pagamento la carta di credito o l’addebito su conto corrente.

Ai clienti che desiderano ancora più traffico dati, Wind propone invece Call Your Country Premium, con 30 Giga di traffico, minuti illimitati verso Wind e 500 minuti verso tutti i numeri fissi e mobili nazionali di cui 200 minuti anche verso le numerazioni fisse e mobili di 49 Paesi e verso i fissi di Argentina, Costa Rica, Egitto, Marocco, Paraguay, Russia, Slovenia, Svizzera, Turchia e Venezuela, al costo di 12 euro al mese.

Inoltre, Wind regala automaticamente 10 Giga anche per i già clienti che hanno attivato l’offerta Call Your Country Super dal 18 giugno 2018, Call Your Country Super Easy Pay dal 23 luglio 2018 o Call Your Country Premium dal 23 aprile 2018.

Anche le offerte Special dedicate alle comunità e, in particolare, ai clienti di nazionalità brasiliana, peruviana e albanese, sono state rinnovate. Call Your Country Speciale Brasile e Call Your Country Speciale Perù offrono ora 30 Giga, 300 minuti verso il Brasile o il Perù e minuti illimitati verso tutti i numeri nazionali a 12 euro al mese. I clienti di nazionalità brasiliana e peruviana che passano a Wind possono attivare le offerte ad un prezzo ancora più conveniente, pari a 10 euro al mese.

Call Your Country Speciale Albania infine prevede 20 Giga, 500 minuti verso Telekom Albania, 300 minuti verso le numerazioni nazionali e minuti illimitati verso Wind a 12 euro al mese. Per i clienti di nazionalità albanese che passano a Wind, sono previsti 10 Giga in più ogni mese.

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Categorie: Informatica

Chrome 70 implementa il picture-in-picture: ecco come attivarlo su YouTube (e altri siti)

Hardware Upgrade - 4 ore 41 min fa
Già disponibile nella beta di Chrome 69, la funzionalità picture-in-picture è stata rilasciata al pubblico con Chrome 70
Categorie: Informatica

Google Pixel 3, il chip Titan M garantisce la massima sicurezza

Tom's Hardware Guide - 4 ore 41 min fa

Il chip Titan M, a bordo di Pixel 3 e del suo fratello maggiore Pixel 3 XL, garantisce grande sicurezza ai due top di gamma dell’azienda statunitense, rendendoli tra i più sicuri presenti sul mercato. Si tratta di una componente che deriva direttamente dai data center di Google Cloud, una sorta di versione mobile del medesimo chip – il Titan, appunto.

È stato collocato in una differente posizione rispetto al processore principale dei Pixel 3, nella logica di poter ottimizzare i consumi. Lo scopo del chip è quello di proteggere il lock-screen e il bootloader da qualsiasi tipologia di attacco, anche il più sofisticato e potente, nella fase di avvio del dispositivo, come come spiegato da Simha Sethumadhavan, scienziato informatico della Columbia University.

Attaccare un sistema nel momento dell’inizializzazione procura un vantaggio importante, ed è proprio in quel momento che assume la massima priorità mettere in moto un adeguato sistema di difesa o addirittura prevenire l’attacco“, ha spiegato Sethumadhavan.

Titan M è in grado dunque di verificare che si stia utilizzando la versione non vulnerabile di Android all’accensione del dispositivo. Il chip di sicurezza garantisce un controllo ad ampio spettro, prevenendo le azioni di un ipotetico utente che possa avere come fine quello di eseguire un downgrade del sistema operativo, rendendo il dispositivo più vulnerabile, o interferire con il bootloader.

Il chip aiuta anche a prevenire i falsi accessi, sia limitando il numero di tentativi di passcode sia collegandosi direttamente ai pulsanti laterali di Pixel in modo che un soggetto malintenzionato non possa creare false pressioni dei pulsanti fisici facendo sembrare che vi sia presente un utente quando così non è. Google ha anche inserito, sempre grazie a Titan M, una protezione per le transazioni nelle app di terze parti.

In tal senso, vengono sfruttate API StrongBox KeyStore e Protected Confirmation di Android 9 Pie che, sfruttando il chip in questione, mettono al sicuro le password private e verificano la conferma della transazione da parte dell’utente. Insomma, davvero la massima sicurezza per i nuovi Pixel 3 e Pixel 3 XL, che in qualche modo conferma l’attenzione dell’azienda di Mountain View verso questi temi, specie dopo l’ormai noto caso legato al social Google+.

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Categorie: Informatica

Recensione: Il Principe Ranocchio, sfide a colpi di lingua!

Tom's Hardware Guide - 5 ore 5 min fa
Il Principe Ranocchio Autore: Martino Chiacchiera Editore: Doppio Gioco Press N° giocatori: 2-5
Età consigliata: 6+ Durata media: 10-15 minuti

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Citando direttamente l’autore del gioco questo è un prodotto nel quale: “slinguare insetti come se non ci fosse un domani” Questa infatti sarà la meccanica che troveremo alla base del divertente e colorato gioco da tavolo edito da DOPPIO GIOCO PRESS. Martino Chiacchiera è un (ancora sue parole) “giovanissimo autore di giochi da tavolo in pieno estro creativo” nonché già autore di Cloud Mine, Mysthea e ben due Escape Room Deckscape edite da dvGiochi.

Il Principe Ranocchio si rivela essere un gioco di destrezza, dal regolamento chiaro e semplice e dall’ottima componentistica, adatto a tutte le età de in grado di farvi passare divertenti quarti d’ora (questa la durata massima di una partita) con i vostri figli.

Uccidere insetti e baciare principesse. Manuale per vivere da vere rane

La grossa scatola (formato “labirinto magico”) propone una copertina colorata ed accattivante grazie alla presenza dei disegni davvero degni di nota realizzati da Marina Fischietti, che catturano immediatamente lo sguardo. Pur essendo il titolo rimasto in inglese all’interno della confezione sono disponibili ben quattro manuali delle regole realizzati in altrettante lingue diverse fra cui ovviamente l’italiano.

Aprire la scatola è un piacere dato che al suo interno non solo è possibile trovare insetti di legno in tre diversi colori (mosche blu, farfalle rosse e libellule verdi) ma anche cinque rane di plastica morbida, dalle lingue estensibili ed arrotolate nella posizione “a riposo”.
Le rane ricordano le paperelle di Fiorucci, sia come materiale che come dimensione e tutti i giocatori con i quali è stato testato il prodotto (soprattutto la componente femminile presente al tavolo, bisogna ammetterlo) ne è andata pazza.

In effetti le rane morbide e colorate affascinano molto ed il loro utilizzo all’interno del gioco risulta immediatamente chiaro anche per i bambini che naturalmente e intuitivamente le schiacciano sulla schiena per permettere alla lunga lingua rossa di srotolarsi. L’effetto è quello delle trombette in plastica di carnevale. Si schiaccia la rana e la lingua si srotola in avanti. Basta poi guardare tutti gli insetti di legno sparsi sul tavolo per capire come giocare. L’obiettivo del sarà infatti proprio quello di colpire gli insetti per poter liberare la principessa presente sul tabellone (anch’essa rappresentata con un segnalino di legno bianco) e, finalmente, baciarla.

La favola nascosta fra le regole

Sul regolamento si legge: “Un giorno un malvagio Stregone, geloso dei pretendenti, decise di trasformarli tutti in ranocchi, così di sbarazzarsi di loro una volta per tutte e adire alla mano della principessa. I giocatori impersonano i principi ranocchi, confinati nello stagno ed in lotta contro l’armata degli insetti agli ordini dello stregone, che tiene inoltre intrappolata la principessa“.

Sono proprio gli scagnozzi di questo malvagio stregone che saremo chiamati a sconfiggere, a suon di lingue saettanti, prima di poter baciare la principessa. E lo stregone? Non appare nel gioco ma potrebbe essere già pronto per una futura espansione!

La trama scelta, simile a quella di una favola classica, è perfetta per questo light game che piacerà a chi ama giochi “formato famiglia” come “l’Allegro Chirurgo” o il “Pirata Pop Pop“.

Gracchiare, saltare e “pestare” come rane

Per questa recensione invece che dal rodato gruppo di amici ho deciso di avvalermi della consulenza di Valeria, sei anni, e di un paio di sue compagne di classe in modo da avere a disposizione la platea ideale di giocatori per questo prodotto. Sulla scatola infatti campeggia un bel 6+ che potrebbe rendere felici molte mamme e papà. In effetti la maggioranza dei giochi da tavolo presenti sul mercato sono rivolti ad un target più adulto, a meno di non doversi adattare a riesumare dall’armadio i classici Domino o il Memory.

Appena aperta la scatola Valeria ha esordito con: “WOW!” seguito da: “sono stati furbissimi a far la lingua delle rane così. È un palloncino, la schiacci e si allunga. Fammi provare!”.

Le regole sono in effetti spiegate e quindi imparate al volo: ogni giocatore ha due azioni con cui può spostare una ninfea del lago, saltare su una ninfea, saltare sulla schiena di una rana per raggiungere una ninfea più lontana o schiacciare la propria rana per colpire un insetto.
La prima rana che mangia sei insetti deve colpire la principessa. Se riesce nell’azione in pratica “bacia” la donzella (in modo forse un poco brutale) e vince.

La lingua ha una gittata di circa tre-quattro centimetri e garantisce un angolo di tiro parallelo al tabellone, quindi sin da subito è necessario costruire un percorso per raggiungere e colpire gli insetti. Questo offre al gioco una leggera strategia prima di costringere i giocatori ad impegnarsi nella sfida vera e propria: colpire e guadagnare gli insetti.

Abbattere gli insetti non è difficile a meno di sbagliare la distanza cosa, si nota, abbastanza probabile per i bambini alle prime armi. Risulta invece difficoltoso schiacciare le rane come suggerito nel regolamento. Mentre gli adulti riescono con un colpo solo a “gonfiare” la lingua e a colpire gli insetti, alcuni bambini dalle dita ancora piccole e deboli fanno fatica a “spiaccicare” come opportuno la rana stessa. Questo spinge i bimbi a “darci dentro” contro la povera rana che viene fatta oggetto di schiaffi, pugni e martellate. In questo modo la lingua saetta come di dovere. Il problema però sono le ninfee. Il bel cartone in cui sono stampate, messo sopra il cartone del tabellone, le rende scivolose e così spesso, oltre all’insetto fatto bersaglio della “slinguazzata”, volano anche le foglie, le altre rane, gli altri insetti, spedendo infine la rana del papà (e di conseguenza la sua strategia) nell’angolo più remoto del tabellone.

Risate garantite insomma, anche se alla quarta sconfitta consecutiva il gioco diventa faticoso per qualsiasi padre.

Coraggio ed astuzia nello stagno

Risulta molto gradevole l’aggiunta degli insetti regali e delle dieci carte speciali. Dopo un paio di partite sarete tentati ad aggiungere infatti questi “extra” che rendono il gioco più interessante anche per i bambini più grandicelli. Gli insetti reali permettono di spostare la principessa e nasconderla agli occhi (o meglio alla portata delle lingue) degli altri pretendenti.

Le carte “ranocchio coraggioso” (cinque in tutto, uno per colore) sono molto tematiche, così come le loro descrizioni. “Alderico, rosso, è sfacciato, calpesta senza rimorso Ranocchi e Principesse“. Questo si traduce in una regola speciale: Ad esempio Alderico può saltare anche sulla Principessa e inoltre se salta sulla schiena di una rana la “capovolge” privandola del suo potere speciale.
Casimiro invece “[..] viola, è alacre e frizzante, ride sempre e non si ferma un attimo“. In questo caso se il giocatore sceglie due azioni diverse nel suo turno ne può subito effettuare una terza! Il gioco diventa così asimmetrico con regole speciali per ciascun giocatore.

Le “Astute Principesse”, invece, cambiano la condizione di vittoria: una rana per corteggiare Sibilla, ad esempio, deve aver prima catturato tre mosche e 3 libellule. Ogni principessa ha inoltre un potere jolly che può essere usato da ogni giocatore e che offre ulteriori vantaggi “spendendo” gli insetti catturati.

I simboli presenti sulle carte sono intuitivi (per lo meno per gli adulti) e le regole extra sono ben spiegate nell’ultima pagina del regolamento. I “ranocchi coraggiosi” e le “astute principesse” rendono il gioco maggiormente strategico e vario per tutti i giocatori, soprattutto se adulti.

Conclusioni

Il gioco è sicuramente pensato e destinato alla categoria “famiglie”. Per la tematica, le dinamiche ed il regolamento difficilmente potrà interessare ad un pubblico di soli adolescenti o a ragazzi più grandicelli a meno di non intavolarlo con i fratelli più piccoli. L’indicazione di età 6+ è sicuramente adatta.


Molto adatto agli amanti dei giochi di destrezza e a chi “ama” avere il tabellone pervaso da una sana e divertente entropia. Ottimo per chi è alla ricerca di un prodotto in grado di garantire una partita breve e scanzonata con i propri figli o a gruppetti di bambini supervisionati da un adulto (solo nella prima partita!)

Materiali

I materiali utilizzati sono molto buoni: plastica, legno e cartoncino spesso e telato. Valeria ha già sottratto e adottato una delle rane. Le terrà compagnia sul comodino questa notte. L’intero prodotto è molto curato e le illustrazioni sono davvero belle. L’illustratrice Marina Fischetti ha scelto un ottimo tratto che rende bene l’atmosfera fatata del titolo.

Risulta facilmente comprensibile dal punto di vista commerciale la dimensione della scatola, allineata agli altri prodotti della stessa fascia di prezzo. Invero, l’intero gioco potrebbe stare in una scatola grande la metà, per permettere a noi poveri genitori di occupare meno spazio nello stoccaggio dei giochi. A parte questo dettaglio la componentistica risulta essere di buon livello ed adeguata al gioco.

Contenuto della scatola
  • 1 tabellone
  • 10 tessere ninfea
  • 1 token principessa in legno
  •  5 rane
  •  10 carte
  •  45 token insetto in legno
  •  1 regolamento

 

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Categorie: Informatica

Iliad, 40 GB e tutto illimitato a 4,50 Euro per non vedenti e non udenti: ecco come richiedere la tariffa agevolata

Hardware Upgrade - 5 ore 21 min fa
Iliad propone anche un'offerta molto conveniente pensata per utenti non vedenti e non udenti: l'opzione si compone di chiamate e messaggi illimitati, 40 GB di internet, e prezzo mensile di 4,50 Euro
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Londra è pronta per le auto a guida autonoma. Primo servizio a noleggio nel 2021

Tom's Hardware Guide - 5 ore 24 min fa

Il 2021 potrebbe essere l’anno in cui le auto a guida autonoma faranno il proprio esordio lungo le strade di Londra. L’impresa di noleggio privato Addison Lee e Oxbotica, pionieri britannici del settore delle automobili senza conducente, hanno infatti stretto un accordo per portare nella City il primo servizio di noleggio basato su questo tipo di automobili entro i prossimi 3 anni.

Oxbotica inizierà già a novembre la mappatura di oltre 400mila chilometri di strade cittadine ed extraurbane, al fine di creare le mappe che serviranno poi all’intelligenza artificiale per far circolare le automobili facendo a meno di conducenti umani. Nella prima fase il servizio sarà probabilmente implementato soltanto per navette aziendali che abbiano come mete aeroporti e campus. In seguito però il servizio sarà esteso anche all’uso cittadino e Addison Lee non esclude la possibilità di creare anche un più economico servizio di car sharing o ride sharing‎.

L’azienda ha anche affermato che gli attuali 5000 autisti della propria flotta non perderanno il lavoro. Ciò suggerisce che le auto non saranno quindi di Livello 5 (guida autonoma integrale) ma più probabilmente di Livello 3 o al massimo 4, necessitando quindi di un autista umano dietro al volante, che intervenga nelle situazioni di emergenza.

Secondo Andy Boland, presidente esecutivo di Addison Lee, questo rappresenta comunque solo un primo passo, al fine di entrare nel settore. Nel medio termine infatti la tecnologia di guida autonoma consentirà di risparmiare sui costi massimizzando la resa degli asset. In pratica non appena la tecnologia lo consentirà il servizio farà a meno dei piloti umani.

In questo modo i costi di esercizio scenderanno e questo tipo di servizi a noleggio potrà tornare a competere ad armi pari con aziende come Uber, il cui impatto sui tradizionali servizi di noleggio e taxi qualche anno fa è stato dirompente. Inutile comuqnue dire che nel frattempo anche Uber, in collaborazione con Toyota, si sta da tempo preparando a introdurre auto a guida autonoma per i propri servizi.

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Sky Italia al lavoro per creare un operatore mobile? Si parla di un virtuale basato su TIM e Vodafone

Tom's Hardware Guide - 5 ore 25 min fa

Sarà Sky Mobile? Come si chiamerà il nuovo operatore TLC su cui sta lavorando Sky Italia? Il quotidiano “Il Fatto Quotidiano” ieri ha svelato di essere entrato in possesso di documento riservati del colosso delle pay-TV che confermerebbero un progetto interno legato al settore delle telecomunicazioni.

Sky in pratica starebbe vagliando la possibilità di creare da zero un operatore telefonico virtuale che dovrebbe noleggiare “le frequenze da Vodafone e Telecom”. A questo punto è verosimile pensare che si possa trattare di un Full Mobile Virtual Network Operator (MVNO) o comunque un operatore parzialmente privo di infrastrutture fisiche – almeno nella prima fase. L’AGCOM, stando alle carte, per altro sarebbe già stata informata.

Il progetto che appare in fase avanzata, poiché si parla di un debutto già a partire dalla prossima primavera, sembra analogo a quanto già visto nel Regno Unito. Da gennaio 2017, Sky Mobile sfrutta la rete di O2 per vendere servizi di telefonia mobile fortemente declinati per soddisfare le esigenze di traffico dati e secondariamente voce.

È evidente che l’obiettivo è quello di confezionare bouquet di più servizi dal prezzo competitivo. Attualmente gli accordi commerciali con TIM, Vodafone e Fastweb non consentono grande flessibilità e soprattutto non balzano agli occhi per convenienza, scadute le promozioni.

Un altro fronte è quello con Open Fiber. Com’è risaputo a marzo ha siglato un accordo con Sky per fornire un servizio di connettività da abbinare al decoder Sky Q. A luglio, il direttore Network and Operations di Open Fiber, Guido Garrone, ha confermato a Tom’s Hardware che il nuovo partner stava vagliando ancora diverse opzioni per l’implementazione.

“Grazie ad una rete interamente in fibra ottica, non c’è praticamente limite alla quantità di informazioni che è possibile far arrivare direttamente ai clienti riuscendo ad assicurare anche un ottimo livello di interattività, posizionamento che Sky ha già raggiunto nel Regno Unito. In Italia poi c’è il problema delle parabole nei centri storici. Sky sta vagliando la possibilità di disporre della nostra fibra spenta o di quella accesa anche per superare questo vincolo”, disse l’ingegner Garrone.

L’ipotesi di una telco Sky quindi potrebbe prevedere anche un posizionamento nel residenziale con noleggio di fibra spenta o accesa ancora da decidere. Nel primo caso in pratica l’operatore-cliente impiega anche delle sue infrastrutture (come fa ad esempio Vodafone), nel secondo noleggia tutto (come fa Tiscali a Milano).

L’intero progetto TLC probabilmente ha subito un’accelerazione anche a seguito all’acquisizione di Sky da parte di Comcast. Il Fatto Quotidiano rivela che a novembre l’AD del colosso statunitense sarà in visita proprio a Londra, Monaco e Milano per fare anche il punto sullo “Sky broadband launch”.

Insomma, la prospettiva è di una nuova Sky Italia che in qualità di media company fornisce anche connettività mobile e (domani) residenziale con pay-TV annessa. Potenzialmente vi sarebbero margini per far risparmiare i clienti. Appunto, potenzialmente.

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iPhone XS batte Google Pixel 3XL nei benchmark

Tom's Hardware Guide - 5 ore 33 min fa

L’iPhone XS di Apple ha battuto il Google Pixel 3 XL (recensione) nei test svolti dagli specialisti di Apple Insider. Guardando alle specifiche hardware abbiamo uno Snapdragon 845 con 4 GB di RAM (Pixel 3 XL) contro un Apple A12 Bionic e lo stesso quantitativo di RAM.

A rendere il confronto più interessante, però, è che il Pixel 3 XL è in un certo senso il più simile all’iPhone tra gli smartphone Android. Google, infatti, come Apple progetta tanto l’hardware quanto il software, e con il Pixel 3 XL abbiamo un’ottimizzazione tra i due elementi che, in teoria, non trova eguali se non appunto guardando all’iPhone.

iPhone Xs Max - Back cover

Apple Insider, testata specializzata nel mondo Apple, ha scelto di confrontare i due smartphone usando alcuni tra i benchmark più diffusi al mondo: Geekbench, Antutu, Octane 2.0 e GFX Bench. Scoprendo che mediamente l’iPhone batte il Pixel 3 XL del 65%. A un estremo troviamo Octane 2.0, dove l’iPhone fa oltre il triplo del Pixel 3 XL. Dalla parte opposta il test multicore di Geekbench 4, dove lo smartphone Apple vince “solo” per il 24%.

Cosa significano in concreto questi test? Non molto in effetti, ragion per cui a Tom’s Hardware abbiamo smesso di prendere in considerazione i benchmark – inserendo qualche valore nelle recensioni solo per i top di gamma, per offrire una panoramica più completa sul prodotto.

Bench iPhone XS Google Pixel 3 XL Differenza Geekbench 4 Single Core 4816 2393 101% Geekbench 4 MultiCore 11584 9312 24% Geekbench 4 Graphics 22278 13845 61% Antutu Graphics 363687 284546 28% Antutu HTML5 46531 34674 34% Octane 2.0 43220 16396 164% GFXBench OpenGL (FPS) 120 83 45%

Il fatto è che con entrambi questi smartphone, e con altri modelli di pari categoria, non avrete alcun problema di prestazioni in nessun caso. Non c’è videogioco o applicazione che li possano mettere in difficoltà, e il sistema è sempre veloce e reattivo. Sapere che a una prova tecnica uno è meglio dell’altro può risultare interessante, persino alimentare un dibattito tra amici. Non dovrebbe essere il criterio con cui scegliere il vostro prossimo smartphone. Cosa pensate di questo test?

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nota flc 22 ottobre 2018 istat cir

FLC CGIL - 5 ore 37 min fa
nota flc 22 ottobre 2018 istat cir
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Recensione ASUS ZenFone Max Pro M1, un powerbank camuffato da smartphone

Tom's Hardware Guide - 5 ore 42 min fa

5.000 mAh è la capacità della batteria di questo ZenFone Max Pro M1, nuovo smartphone Android di ASUS che si colloca nella fascia di prezzo tra i 200 e i 249 euro. Sul mercato si contano davvero sulle dita di una mano i dispositivi che possono vantare una batteria così grande: il più recente è il Mi Max 3 di Xiaomi con ben 5.500 mAh, ma anche delle dimensioni che ne fanno una sorta di piccolo tablet, avendo uno schermo da 6,9 pollici.

La sfida di ASUS è stata invece quella di inserire una simile batteria in dimensioni comunque riconducibili a uno smartphone normale. Certo, non stiamo parlando del dispositivo più maneggevole sul mercato, anche perché ha a disposizione un display da 5,99 pollici. Per darvi però un metro di paragone, a livello di ingombro siamo più o meno sul livello di un iPhone XS Max (159 x 76 x 8.5 mm contro 157.5 x 77.4 x 7.7 mm) con la creatura dell’azienda taiwanese che è però più leggera, con 180 grammi rispetto ai 208 grammi di quella targata Apple.

Ecco dunque uno smartphone che, finalmente, non costringe a portare con sé un powerbank o magari collegarlo alla presa elettrica nel corso della giornata. Per il resto, è un dispositivo che non fa gridare al miracolo, ma che comunque compie egregiamente il proprio dovere in praticamente buona parte degli ambiti di utilizzo. Offre infatti buone prestazioni, è molto solido a livello costruttivo e può contare su uno schermo grande per godere appieno dei contenuti multimediali e della navigazione sul web.

Autonomia, dimenticate il caricabatterie

Come si comporta alla prova dei fatti questa batteria da 5.000 mAh? Bene, anzi benissimo. ZenFone Max Pro M1 è davvero in grado di garantire due giorni pieni di utilizzo, portando a fine giornata con ancora una buona percentuale di carica anche con un uso particolarmente intenso  (misto tra LTE e Wi-Fi, 2 account mail in push, centinaia di notifiche dai social ed app di messaggistica istantanea, circa 1 ora di telefonate, più di 1 ora di gaming).

Schermo 5,99 pollici, 1.080 x 2.160, 404 ppi, IPS LCD, 18:9 SoC Qualcomm Snapdragon 636 GPU Adreno 509 RAM 3/4 GB Storage 32/64 GB espandibili Fotocamera posteriore Dual-camera, 13 MP f/2.2 + 5 MP f/2.4, Flash LED, registrazione video 4K 30 fps Fotocamera anteriore 8 MP f/2.2, registrazione video Full-HD 30 fps Connettività Bluetooth 5.0, Wi-Fi b/g/n, GPS A-GLONASS BDS, radio FM, NFC Reti LTE cat.4 Batteria 5.o00 mAh Ricarica Micro-USB Sicurezza Sensore biometrico sul retro, riconoscimento del volto Dimensioni 159 x 76 x 8.5 mm Peso 184 grammi Sistema operativo Android 8.1 Oreo Colori Black, Gold Prezzo 199 euro 3/32 GB, 249 euro 4/64 GB

Abbiamo coperto oltre 26 ore di utilizzo continuo, con il 20% di batteria residua e oltre 7 ore di schermo acceso, con giornate in cui siamo riusciti anche a superare le 7 ore e 30 minuti. Un risultato eccezionale, senza mezzi termini, con il quale questo ZenFone Max Pro M1 si candida come uno dei migliori smartphone sul mercato in termini di autonomia.

Tutto questo è possibile non solo grazie alla batteria da 5.000 mAh, ma anche grazie al processore Snapdragon 636 di Qualcomm, che abbiamo già visto in azione in tantissimi smartphone (Xiaomi Redmi Note 5 Pro, ad esempio). Oltre a offrire buone prestazioni, con lo ZenFone che risulta fluido e scattante nelle operazioni quotidiane, ha un dispendio energetico davvero molto basso.

In questo dispositivo è accoppiato a 3 o 4 Gigabyte di RAM e a 32 o 64 Gigabyte di memoria interna (noi abbiamo provato la versione top). Tra l’altro, lo storage può essere ampliato con la solita micro-SD, senza però rinunciare anche alla doppia SIM, visto che c’è un carrellino con tre alloggiamenti. Una scelta davvero intelligente, che si sta facendo sempre più strada in ambito smartphone.

Anche la parte software contribuisce certamente, in senso positivo, all’ottima autonomia. ASUS ha nettamente alleggerito la propria interfaccia grafica ZenUI, che adesso è davvero molto vicina all’esperienza stock di Android, qui in versione 8.1 Oreo. Pochissime le app preinstallate e, in generale, tutto appare più immediato e facilmente utilizzabile, anche per gli utenti meno esperti. C’è il sensore biometrico sul retro, che funziona molto bene, e anche il riconoscimento del volto, decisamente meno preciso.

L’ergonomia non è compromessa

Come già scritto in apertura, ASUS è riuscita a inserire una batteria così grande in dimensioni comunque riconducibili a quelle di uno smartphone “normale”. Il peso di 184 grammi è per certi versi sorprendente – Xperia XZ3 con display da 6 pollici e batteria da 3.300 mAh pesa 193 grammi – e in generale questo ZenFone si tiene bene tra le mani, senza risultare scivoloso grazie anche alla finitura satinata della parte posteriore.

La scocca è realizzata in metallo, le cornici laterali sono ridotte mentre quella inferiore e superiore sono più pronunciate. Non è un dispositivo che fa del design il proprio punto di forza, ma restituisce comunque una sensazione di assoluta solidità. Difficile utilizzarlo con una sola mano, anche perché c’è uno schermo da 5,99 pollici.

Quest’ultimo segue un po’ la filosofia alla base di tutto lo smartphone: non è un pannello con una resa eclatante, ma è più che soddisfacente per la fascia di prezzo in cui si colloca. È un display IPS LCD con risoluzione di 1.080 x 2.160, dunque con rapporto di forma in 18:9 – si sviluppa più in altezza che in larghezza. Si vede molto bene all’aperto, la riproduzione dei colori è convincente così come la luminosità, e poi non c’è il notch, per cui la superficie è completamente sfruttabile.

Fotocamera, luci e ombre

Il comparto fotografico è quello in cui si nota di più l’appartenenza alla fascia di prezzo. Sul retro ci sono due sensori: quello principale da 13 Megapixel con obiettivo f/2.2 e quello secondario da 5 Megapixel con obiettivo f/2.4. La resa in diurna è adeguata al valore dello smartphone, in notturna subentra una perdita di dettaglio un po’ troppo elevata. In generale, la resa dei colori appare poco naturale in alcuni casi e c’è difficoltà nella gestione della luce artificiale.

Discorso analogo per i selfie – scattati con una fotocamera anteriore da 8 Megapixel con obiettivo f/2.2 – e per i video, che possono essere registrati fino alla risoluzione 4K a 30 fps e che, tra l’altro, con poca luce hanno qualche piccola difficoltà con la messa a fuoco. Come sempre, vi inseriamo nell’articolo alcuni scatti realizzati direttamente con lo ZenFone.

In quest’ambito, trovo che un prodotto come il Mi Max 3 di Xiaomi – che sto testando proprio in questi giorni – riesca a fare meglio. Come sempre però, è una questione di esigenze, visto che lo ZenFone offre certamente un’ergonomia, e quindi una comodità nell’utilizzo quotidiano, decisamente superiori.

Conclusioni: chi dovrebbe acquistarlo?

ZenFone Max Pro M1 è lo smartphone ideale per chi è alla ricerca soprattutto di tanta autonomia, senza se e senza ma. Offre comunque un’esperienza convincente anche negli altri ambiti, ma è certamente questo il suo punto di forza. In Italia parte da 199 euro per la versione da 3 Gigabyte di RAM e 32 Gigabyte di memoria, che salgono a 249 euro per quella da 4/64 Gigabyte.

Il consiglio è quello di puntare su questa seconda versione, che ha un prezzo comunque appetibile e, allo stesso tempo, il vantaggio dei 4 Gigabyte di RAM, che potrebbero consentire al dispositivo di avere una “vita” più lunga, riuscendo a gestire meglio anche quelli che saranno gli aggiornamenti software in ottica futura. L’alternativa? Il Mi Max 3 di Xiaomi, a patto però di rinunciare totalmente alla maneggevolezza, che invece non manca a questo ZenFone Max Pro M1.

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risposta istat telelavoro 17 ottobre 2018

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Graffi su smartphone: ecco perché la situazione non migliora nonostante i nuovi materiali

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Xbox Game Pass, quattro nuovi titoli per celebrare l’Halloween

Tom's Hardware Guide - 6 ore 37 min fa

Microsoft, nel corso della giornata odierna, ha ufficialmente annunciato una “terrificante” novità per celebrare al meglio l’Halloween. Da oggi stesso, sono infatti disponibili al download ben quattro nuovi titoli a tema horror all’interno dell’ Xbox Game Pass: un vero e proprio abbonamento simil Netflix dei videogiochi che, alla modica cifra di 9.99 euro, permette di godere di una vasta libreria digitale di prodotti da usufruire sia su Xbox One che su PC Windows 10.

Senza indugiare oltre, scopriamoli assieme:

  • Observer
  •  Hello Neighbor
  •  Dead Island: Riptide
  •  Outlast

Sono settimane decisamente interessanti per tutti coloro che usufruiscono del servizio della Casa di Redmond. Dai primi giorni di ottobre, infatti, è possibile scaricare Forza Horizon 4 e numerosi altri titoli come  Wolfenstein: The New Order, Metro 2033 Redux, Westerado: Double Barreled, Lego Indiana Jones: The Original Adventures, Shantae: Half-Genie Hero e Split/Second.

Cosa ne pensate delle nuove offerte di Microsoft? Siete abbonati al servizio Xbox Game Pass? Fateci sapere la vostra opinione e, per ulteriori aggiornamenti in merito, rimanete costantemente connessi sulle pagine di Tom’s Hardware.

Se non siete ancora in possesso di una Xbox One X, potete comodamente acquistarla su Amazon a un prezzo speciale. Buon divertimento!

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